Comenii aquae s.r.l.
Via delle Betulle 216 / c.f. 01203250079. Aosta (AO), Italy.

PROGETTO ACQUE “NAPOLEONICHE”

Comenii Aquae

Noi non abbiamo ereditato questo mondo dai nostri genitori, l’abbiamo preso in prestito dai nostri figli”.

Premessa

La Vita sulla Terra è legata imprescindibilmente alla presenza di acqua, ogni organismo vivente, uomo compreso, è “acqua organizzata” e da questa premessa scaturisce l’importanza di un Progetto etico mirato alla risoluzione del problema più grave che incombe sul Pianeta: la carenza idrica. Servono infatti ingenti investimenti per rendere potabili le risorse disponibili di acqua dolce, esposte ad un inquinamento crescente, e crearne di nuove, attraverso la desalinizzazione delle acque marine. Prima ancora emerge la necessità di sensibilizzazione al problema, che riguarda non solo le Istituzioni ma la stessa opinione pubblica, ancora non pienamente consapevole del rischio a cui strategie dissennate del passato e del presente stanno esponendo le generazioni a venire. Ogni otto secondi muore un bambino nel mondo, per problemi variamente collegati all’acqua e, a proposito di diseguale disponibilità delle risorse, si passa dagli oltre 400 litri/giorno disponibili per persona negli USA ai 10 litri/giorno in Uganda e Madagascar. Così, mentre in alcune zone del pianeta la quasi totalità delle riserve idriche viene utilizzata per produrre mangimi per animali da carne, in altri luoghi la carenza di acqua, oltre a provocare condizioni igieniche devastanti e patologie conseguenti, rappresenta il principale fattore limitante per l’agricoltura, provocando periodiche carestie.

Il concetto di “impronta idrica” deve ormai assolutamente orientare nuove strategie alimentari globali, iniziando dal cambiamento di abitudini radicate in ciascuno di noi. A tutto ciò si aggiunge il problema dell’inquinamento delle fonti idriche provocato da attività industriali umane e dalla ricaduta attraverso le piogge, verso suolo e sottosuolo, di inquinanti atmosferici che rendono irrespirabile l’aria e non potabile l’acqua in molte zone del mondo, mentre la plastica invade mari e oceani in uno scenario apocalittico di “trash vortex”, isole di plastica complessivamente vaste quanto un nuovo continente, inesorabilmente prive di vita. La crisi dell’acqua incombe sulla terra, le prossime guerre saranno presumibilmente causate dal controllo dell’acqua potabile e c’è purtroppo già chi vede nel cosiddetto “oro blu” una nuova fonte di profitto. Le aride leggi dell’Economia classica dovranno però inevitabilmente cedere il passo ad un nuovo scenario culturale, di cui fortunatamente si avvertono segnali importanti, fra cui il più recente viene dalla Accademia Internazionale Mariinskaya (IMA) di Mosca, oggi presente in 232 Paesi del mondo, Accademia che, attraverso il suo Presidente Prof. Oleg, Yurevich Latyshev, si è dichiarata disponibile a patrocinare il Progetto comunicazionale del Dott. Claudio Melotto dedicato ai seguenti fondamentali capisaldi della nuova Economia etica:

  1. 1. riduzione dell’impronta idrica;
  2. lotta alla plastica;
  3. contrasto al riscaldamento globale e all’inquinamento, 4. diffusione di una nuova “Cultura del l’Acqua”.

In armonia con un principio etico preciso, visto che l'umanità, per citare il Manifesto-IMA, “non ha il diritto di dichiararsi tale finché individui o gruppi di poter e agiranno nel mondo solo nel proprio interesse e contro il bene di tutti i suoi abitanti, creando diseguaglianze e asimmetrica distribuzione delle risorse dai devastanti effetti sociali”, nasce il nostro Progetto. “Contribuire a salvare il Pianeta” ne rappresenta l’obiettivo, e la sintesi si riassume con la mobilizzazione di risorse, da investire dove il problema si presenta maggiormente critico, attraverso la commercializzazione di un’acqua “di nicchia” dalle caratteristiche assolutamente uniche: l’Acqua dell’Imperatore.

Comenii Aquae

Non è un caso che la società a cui si deve questo Progetto si ispiri a Jan Amos Komenský (Iohannes Amos Comenius, 1592-1670), Filosofo e Pedagogo ceco definito, dall'Unesco “apostolo della comprensione mondiale, tra i cui pensieri educativi rientrano lo studio del cielo e della terra, universalmente riconosciuto come colui che gettò le basi del “Mondialismo”, modernamente inteso. Comenius tracciò un disegno di società allargata a tutti i popoli, attraverso una riforma universale del concetto stesso di società umana, cui si è ispirata l’UNESCO fin dalla sua fondazione. Autentico antesignano dell’era moderna, Comenius fu definito a Roma nell’aprile del 1993, dal Cardinale Poupart, Presidente del Consiglio Pontificio della Cultura, nel corso di un convegno internazionale svoltosi a Roma, “Pioniere di una nuova educazione dell’Uomo per l’Uomo”. Quasi simbolico passaggio di consegne fra passato e futuro appare quindi il progetto di Comenii Aquae, società fondata e guidata dall’imprenditore italo-monegasco Claudio Melotto, che ha ottenuto la concessione per le sorgenti “napoleoniche” del savonese, un progetto che va ben oltre la semplice commercializzazione di un’acqua peraltro unica, assumendo un respiro etico di natura sociale, visto che, oltre alla necessaria riqualificazione dei fabbricati e degli impianti di captazione e condotte, Melotto intende creare una struttura didattica permanente, costituendo uno staff di scienziati e tecnici per svolgere studi sull’acqua, reinventandone” l’importanza alla luce di nuove acquisizioni scientifiche e promuovendo a livello internazionale una campagna di informazione contro l'utilizzo della plastica e in favore del contenimento della cosiddetta“impronta idrica” nelle strategie alimentari.

Storia

Loano, Millesimo e Dego, luoghi di riferimento alle sorgenti “napoleoniche” di Urbe, Sassello, Murialdo e Zuccarello, sono incisi sull’Arc de Triomphe di Parigi, per ricordare il potere delle acque che avevano consentito alle truppe napoleoniche la vittoria nella battaglia di Millesimo (13 e 14 aprile 1796): un esercito stremato che recupera le forze può rappresentare la dannunziana “favola bella” a sostegno di un marketing di posizionamento alto, con bottiglie d’autore, da collezione, caratterizzate dal logo napoleonico e da fregi aurei, senza entrare, inizialmente, nella spiegazione scientifica, che esiste sia in termini di Idrologia convenzionale che attraverso indagini di Fisica quantistica, legate agli aspetti “vibrazionali”.

Caratteristiche idrologiche convenzionali

Minimo residuo fisso e durezza sono certamente tali da collocare queste acque fra le più interessanti e atte a stimolare studi clinici relativi agli effetti sulla soglia anaerobica in esercizio fisico controllato e sulle capacità di smaltimento di residui metabolici (in primis di acido lattico, per spiegare scientificamente gli effetti sui soldati dell’Imperatore...).

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Abbiamo quindi in programma, in collaborazione con Fisiologi e Specialisti in Medicina dello Sport, Scienze motorie e Masso-Idroterapia, gli effetti della assunzione di queste acque, attraverso studi controllati aventi quale end point la valutazione dei tempi di raggiungimento della soglia anaerobica e di successivo smaltimento della lattacidemia. Parallelamente saranno valutati possibili effetti “detossificanti” su cataboliti del metabolismo proteico correlati alla possibile insorgenza di patologie renali.

Caratteristiche “vibrazionali” e relativi sviluppi

Oggi sappiamo che c’è ancora moltissimo da studiare in ambito idrologico e che la Ricerca sull’acqua non può più essere limitata alla semplice valutazione chimico-fisico convenzionale, rientrando a buon diritto nel campo della Fisica quantistica, della Biorisonanza e del Bioelettromagnetismo. Studi preliminari hanno evidenziato che le acque “napoleoniche” presentano 5 delle 7 possibili “vibrazioni” di cui parlano gli Esperti e, con opportuna tecnologia, possono arrivare a 7 (come accade per le rarissime “acque bianche”) grazie ad una “energizzazione” che utilizzerà particolari etichette contenenti piccolissimi fregi in oro, da applicare dopo l’imbottigliamento. I tempi non sono certamente ancora maturi per una diffusione al pubblico di concetti che, per non essere interpretati in modo distorto, dovranno essere strettamente interpretati in termini di Fisica quantistica. Pertanto queste particolarità dovranno essere inizialmente presentate (e vissute dall’utente) solo in termini estetici e di “esclusività”.

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Abbiamo a tale scopo identificato un ristretto gruppo di scienziati e di tecnici che seguirà questa linea di Ricerca, con misurazioni strumentali utilizzanti algoritmi e metodologie validate nel campo delle “basse energie” (energie ultra-deboli, responsabili degli aspetti “vibrazionali”, interattive con i processi vitali).

Sviluppi

La particolare purezza di queste acque e la possibilità di completamento vibrazionale le rendono adatte quale “veicoli” di “informazione”: le cellule comunicano fra loro utilizzando energie elettromagnetiche, esterne alla banda della luce visibile (biofotoni), “quanta” di energia luminosa che controllano i processi vitali e che transitano attraverso l’acqua, depositaria quindi di “memoria” e “informazione”.

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L’esperimento di Luc Montagnier (Nobel Prize)

Il primo sviluppo, recentemente avviato a livello clinico pilota, con un noto Immunologo, riguarda “Argentia”, un’acqua medicale priva di ioni-argento ma che conserva nella propria struttura conformazionale la “memoria” dell’argento, con risultati preliminari interessantissimi nel trattamento di Steatosi epatica e Steatoepatite non alcolica, patologie in costante crescita e prive di trattamento farmacologico, facilmente monitorizzabili con semplici indagini ecografiche. Se confermati, rappresenterebbero il presupposto per un importante sviluppo medico, con canale distributivo obbligato (farmacia) e opportunità di informazione scientifica attraverso partnership di settore.

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Aspetti di Economia etica

Parte del profitto generato da vendite nazionali e internazionali di fascia alta (grandi ristoranti, grandi alberghi, clientela VIP, circuito A.D.A.M. – Associazione Degustatori Acque Minerali ecc.) sarà devoluto ad azioni dirette al vasto pubblico per sensibilizzare all’abbandono della plastica e a privilegiare fonti alimentari a bassa “impronta idrica”. Il tutto sulla scia del dirompente movimento ambientalista mondiale e col Patrocinio della Accademia internazionale Mariinskaya di Mosca, presente in oltre duecento nazioni, attraverso una sorta di progetto “Robin Hood”, in cui parte dei proventi derivanti dalle vendite in una segmentazione commerciale di fascia altissima, dovranno servire:

  • alla comunicazione sui grandi temi di interesse planetario;
  • al finanziamento di studi, tradizionali e non, su queste acque;
  • alla realizzazione, in aree critiche del pianeta, di impianti di desalinizzazione delle acque marine e di potabilizzazione di acque dolci inquinate.

La commercializzazione delle nostre acque avverrà utilizzando bottiglie unicamente in vetro, affiancate da una “Goldbottle” da riempire di volta in volta, da destinare alle tavole dei migliori ristoranti del mondo, caratterizzate da una particolare struttura in oro zecchino che, oltre ad impreziosire l’“Acqua dell’Imperatore”, avrà la funzione di mantenimento della “carica vibrazionale” (tuttora in fase di studio) che certamente rende ragione degli effetti biologici di queste acque, ben al di là delle tradizionali valutazioni idrologiche di laboratorio. Della prima “edizione” pensiamo addirittura a 99 esemplari “magnum”, numerati, da destinare in omaggio ai più importanti Leader mondiali. Quale “cassa di risonanza” dell’informazione potremo avvalerci di una editoria specializzata (sia scientifica che divulgativa), di Istituzioni e Personalità in collegamento con il nostro Comitato scientifico, di un Premio internazionale curato dal nostro Presidente, Dott. Claudio Melotto (Premio Arte Scienza e Coscienza, giunto alla undicesima edizione) e di una Fondazione recentemente istituita in Puglia, in collegamento con importanti realtà accademiche nazionali ed internazionali (Infinity Foundation).

Impronta idrica (Water Footprint)

Tutti utilizziamo acqua per bere, per cucinare, per lavare, ma non riflettiamo adeguatamente sul fatto che ne viene consumata molto di più per produrre, carta, vestiti in cotone e, soprattutto, cibo. L'impronta idrica è un indicatore che permette di quantizzare l’impiego di acqua, considerandone l'utilizzo diretto e indiretto, quindi da parte del consumatore e del produttore. Nel caso dell’alimentazione si considera l’acqua utilizzata durante tutta la filiera produttiva di un bene e, per “impronta idrica”, si intende la quantità totale di acqua necessaria, direttamente o indirettamente, per ottenere una determinata quantità di un determinato prodotto, risultando che l’alimento che necessita maggiormente di acqua è la carne. Negli USA è stato calcolato che, mediamente, servono 106.300 litri di acqua per produrre 1 kg di carne bovina. Circa il 98% dell’impronta idrica della carne deriva dalla produzione del mangime che gli animali da allevamento consumano (erba, fieno, soia, cereali). A livello globale, infatti, la domanda di acqua per i prodotti di origine animale deriva quasi interamente dai mangimi. Il dato che deve indurre a riflettere è che tutti gli alimenti di origine animale sono caratterizzati da un’impronta idrica maggiore, a volte in misura impressionante, rispetto ai quella degli alimenti di origine vegetale. Questa osservazione, correlata alla certezza che gli allevamenti superano ormai i gas di scarico industriale ed urbano nella graduatoria di inquinamento da CO2, porta inevitabilmente a rivedere le politiche alimentari mondiali, in termini di assoluta necessità di contenimento dell’assunzione di prodotti di origine animale, in parallelismo con considerazioni etiche e mediche che stanno rapidamente facendo crescere un po’ovunque la scelta vegetariana e vegana, quasi ad epifenomeno del movimento ambientalista globale.
La diffusione di questi concetti, attraverso eventi, pubblicazioni, premi giornalistici, rappresenterà una delle direttici di utilizzo delle risorse economiche generate dalla commercializzazione delle nostre acque.

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Inquinamento delle falde acquifere

Il problema è chiaramente epifenomeno di quello, più generale, dell’inquinamento ambientale, e strettamente correlato all’innalzamento termico. Sostanze chimiche tossiche possono inquinare le falde per scarico di rifiuti non trattati, deposizione atmosferica, fuoriuscita di scorie e pesticidi dalle coltivazioni estensive. Di fatto la quasi totalità delle acque dolci risulta ormai contaminata con effetti molto negativi sulla salute umana, soprattutto in determinate aree del pianeta: sono oltre 100.000 i composti chimici non naturali in uso, destinati a concentrarsi in ambiente acquatico e ad accumularsi nelle catene alimentari. I cosiddetti POP (“Persistent Organic Pollutants”, inquinanti organici persistenti”) sono i più pericolosi per gli ecosistemi, essendo sostanze chimiche resistenti alla decomposizione: se giungono a contaminare acque sotterranee il problema diventa devastante, essendone pesantemente compromessa la potabilità. Pesticidi, fertilizzanti, fanghi di depurazione, sostanze “nutrienti” (che determinano alterazioni ecologiche), fogne e fosse biologiche non adeguatamente trattate, arsenico, piombo, fluoro, metalli pesanti, zinco, rame, mercurio e cadmio sono sistematicamente presenti nelle acque di scarico industriali, con conseguente inquinamento delle falde e pesanti danni per la salute umana ed animale (l’intossicazione da cadmio, ad esempio, provoca cancro polmonare, epatico e altre gravi patologie). Anche i solventi clorurati, le sostanze derivanti da petrolio grezzo, benzina, gasolio e gas naturale liquido, sono collegate a importanti fenomeni di inquinamento delle acque sotterranee, per non parlare di plastica e microplastiche. A tutto ciò si somma l’inquinamento “biologico” (batteri, altri microrganismi e prodotti del loro catabolismo, quali i nitrati) e l’acidificazione che colpisce le acque superficiali. Le tecnologie per rendere potabili acque contaminate esistono, anche se costose, e la relativa Ricerca è in costante sviluppo: altra direttrice per l’utilizzo delle risorse economiche che il nostro progetto genererà sarà quindi il finanziamento di ricerche specifiche sul tema e la realizzazione di siti operativi.

Desalinizzazione delle acque marine

Nel nostro pianeta la superficie occupata dalle acque supera di gran lunga quella delle terre emerse, rappresentando il 71% del totale. Oceani e mari costituiscono infatti il 97% dell’ecosistema idrico, lasciando alle acque dolci meno del 3%, di cui due terzi sotto forma solida (ghiacciai) e solo un terzo in forma liquida (falde sotterranee, fiumi, laghi). L’acqua effettivamente utilizzabile ad uso potabile, per vari motivi di accessibilità, si riduce ulteriormente di dieci volte e già oggi è insufficiente a soddisfare le esigenze di una popolazione umana in continua crescita, nelle aree più povere di risorse idriche. Nel mondo, ogni giorno, si combattono molte guerre. Tra queste, ce ne è una che si sta gradualmente espandendo e che, in poco tempo, potrebbe mettere a rischio tutti i continenti: la Guerra dell’Acqua, ovvero il conflitto tra Stati o gruppi di popoli per l’accesso alle risorse idriche, per motivi territoriali e di vantaggio strategico. I rischi di competizione intorno alle fonti di acqua dolce, fiumi, laghi e falde, potrebbero diventare all’ordine del giorno se non si troverà il modo di intervenire al più presto. Rendere l’acqua marina potabile è una sfida possibile, già vinta, ad esempio, in Israele. Importanti ricerche scientifiche sono in corso un po’ ovunque, per risolvere definitivamente il problema. Le tecnologie possibili sono molteplici e vanno dall’utilizzo del “grafene”, materiale sottilissimo, costituito da atomi di carbonio ordinati in una struttura a celle esagonali che, sotto forma di ossido, in membrane appositamente studiate, è capace di separare il sale dall’acqua, esattamente come accade per altri utilizzi tecnologici finalizzati alla filtrazione di nanoparticelle, molecole organiche e sali di grandi dimensioni. L’obiettivo è oggi quello di produrre queste membrane su scala industriale, con costi accessibili. Anche la tecnica di “osmosi inversa” è stata sperimentata con successo da ingegneri italiani del Politecnico di Torino in collaborazione col MIT di Cambridge e dell’Università del Minnesota, così come è tecnicamente possibile la desalinizzazione dell’acqua del mare attraverso il vapore oppure con tecniche che si rifanno all’antico metodo della distillazione, senza però necessità che l’acqua venga portata fino alla ebollizione, coi conseguenti elevati costi gestionali. Quest’ultima tecnologia, americana, comporta il passaggio dell’acqua marina attraverso una membrana porosa caratterizzata da particelle nanofotoniche di carbonio che, attivate dalla luce solare, producono vapore e, dal lato opposto della membrana, acqua dolce. I sistemi per trasformare acqua salata in acqua potabile, quindi esistono: si tratta “solo” di renderli meno costosi e più accessibili. Anche questa linea di ricerca rappresenterà una direttrice del nostro progetto, un progetto che sarebbe certamente piaciuto al grande Comenius.

Prof. Dott. Massimo Radaelli
Direttore scientifico “Natura docet”, Direttore generale C.I.R.N.A. (Centro Italiano Ricerche Neurologiche Avanzate), Docente Idrologia St. George Campus, Membro Accademia internazionale Mariinskaya (Mosca) e Segretario accademico per l’Italia, Sezione Medicina.