Comenii aquae s.r.l.
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Reinventare l’Acqua

Claudio Melotto e la nuova Economia etica.


L’Acqua, antiche e nuove leggende


“Il dio Sole, per vendicarsi di un’offesa ricevuta da un contadino, scatenò i suoi raggi sulla terra. Dopo alcuni mesi, la terra divenne arida e secca, mentre piante e uomini morivano. Ciò preoccupò gli altri dei perché, se fossero morti tutti gli uomini, nessuno avrebbe più reso loro omaggi con preghiere, doni e sacrifici. Cercarono allora di far desistere il dio Sole dal suo intento, ma il dio era talmente offeso, da non prendere nemmeno in considerazione il desiderio degli dei. Costoro, disperati all’idea di rimanere soli, si misero a piangere tutti insieme, e piansero così tanto che in breve dal cielo caddero un’infinità di lacrime che in poco tempo fecero tornare la vita sulla terra” (A.Mari, L.Rubini, Il mare e le sue leggende, A. Mondadori, 1987)
Ho voluto aprire questo articolo, dedicato ad un problema prioritario per il Pianeta, citando un’antica fiaba indiana, perché l’ingenua semplicità del racconto evoca e descrive emozionalmente la paura ancestrale che l’assenza di acqua genera nell’uomo da sempre: prolungati periodi di siccità furono alla base di grandi migrazioni ma lo scenario che oggi globalmente si profila è diverso. Il dove fuggire, prima o poi, non esisterà più, prospetticamente, se non in altri mondi, proprio come nella fiaba moderna con cui Claudio Melotto, illuminato imprenditore italo-monegasco al cui progetto è dedicato l’articolo, attraverso la penna del grande fumettista Jean-Pierre Dirick, si rivolge alle nuove generazioni con “L’Arca”, fiaba simbolica ambientalista, perché finalmente l’Umanità apra gli occhi sul rischio mortale che incombe sul Pianeta e sulle future generazioni. L’innalzamento termico e il conseguente scioglimento di calotte polari, iceberg e ghiacciai stanno generando sconvolgimenti climatici sotto gli occhi di tutti, così come l’inquinamento da plastica e microplastica rappresenta ormai un’emergenza globale, con “Trash vortex” e arcipelaghi di materiale plastico in oceani e mari, dove ogni forma di vita è preclusa. Devastanti effetti ecologici e biologici, diretti ed indiretti, che trovano comune denominatore nella mancanza di rispetto umano per l’Acqua, da cui la Vita ha avuto origine e senza la quale non può continuare.

Il Pianeta Acqua


Sul “pianeta azzurro”, la Terra, che meglio potremmo chiamare “Acqua”, la superficie occupata dalle acque supera di gran lunga quella delle terre emerse, rappresentando il 71% della superficie totale del Pianeta. Oceani e mari costituiscono il 97% dell’ecosistema idrico, lasciando alle acque dolci solo il 3%, di cui due terzi sotto forma solida (ghiacciai) e solo un terzo in forma liquida (falde sotterranee, fiumi, laghi). L’acqua effettivamente utilizzabile ad uso potabile, per vari motivi di accessibilità, si riduce ulteriormente di dieci volte e già oggi è insufficiente a soddisfare le esigenze di una popolazione umana in continua crescita, nelle aree più povere di risorse idriche. L’acqua terrestre è in costante equilibrio attraverso i cicli di evaporazione e precipitazioni, nel mondo odierno pesantemente influenzati da uno sconvolgimento climatico di natura antropica, cioè dovuto alle attività umane, con il costante rischio che venga perduta la purezza originaria a causa della gestione territoriale da parte dell’uomo: si calcola che in Italia oltre il 60% dell’acqua utilizzata comporti un deterioramento della qualità, correlatamente all’impiego che ne viene fatto, al punto che, in alcune regioni del sud, abbiamo già raggiunto una condizione di emergenza ecologica in termini di disponibilità idrica pro capite. La Vita, come la conosciamo sulla Terra, non può prescindere dall’Acqua, dove si è formata miliardi di anni fa; i tessuti dei mammiferi sono costituiti per oltre il 60% da acqua (con una progressiva disidratazione correlata all’età), mentre nei vegetali si può arrivare ad oltre il 95%. La quantità di acqua necessaria alla normale fisiologia umana è calcolata in 1,5-2 litri di acqua al giorno e anche più, in funzione dei liquidi perduti durante attività fisiche e in relazione alle situazioni climatiche. Stati di disidratazione assoluta e prolungata portano a gravi conseguenze (blocco renale, arresto cardiocircolatorio, morte), ma anche situazioni croniche di inadeguato apporto idrico sono correlate a svariate patologie e lo stesso processo di invecchiamento può essere accelerato da disidratazione cronica (notoriamente la sensazione di sete diminuisce con l’età). La formula dell’acqua (H20), che oggi conoscono anche i bambini, fu scoperta da Antoine Laurent de Lavoisier (1743-1794), che riuscì anche a dimostrarla ottenendola per sintesi in laboratorio. Nella struttura “dipolare” della molecola d’acqua e nella sua tendenza a creare “cluster” (aggregati di più molecole), insieme alla valenza tetraedrica dell’atomo di carbonio è la base stessa del fenomeno-Vita, dove la possibilità di “informare” l’acqua attraverso energie sottili apre scenari di Fisica impensabili in una visione solamente chimica dei processi vitali, come è stato fino alla seconda metà del secolo scorso. Lo straordinario progresso scientifico degli ultimi decenni ha infatti visto cadere molti veli e una rivoluzione paragonabile a quella copernicana viene dalla Fisica quantistica: l’acqua, che rappresenta anche quantitativamente il principale costituente di ogni organismo vivente, emette biofotoni, con effetti su tutte le funzioni dei sistemi biologici. Grazie all’affascinante convergenza fra Scienze biomediche e Fisica quantistica oggi sappiamo che le cellule comunicano fra loro utilizzando energie elettromagnetiche, esterne alla banda della luce visibile: queste emissioni controllano i processi vitali e transitano attraverso l’acqua, depositaria quindi di “memoria” e “informazione”, argomenti che verranno spesso ripresi in questa Rivista.

Acqua e salute


Ogni otto secondi muore un bambino nel mondo per problemi variamente collegati all’acqua: secondo l’OMS l’80% della mortalità infantile deriva dall’acqua, per insufficienza o per inquinamento: acque contaminate sono infatti causa di patologie che sembravano debellate (tifo, colera, gastroenteriti, malaria) e annualmente nel mondo queste malattie provocano cinque milioni di morti (due milioni di bambini all’anno, per la sola dissenteria). Il 47% della popolazione nel continente africano non ha accesso all’acqua, al punto che le donne dedicano la maggioranza del tempo alla ricerca e al trasporto dell’acqua, con gravi ripercussioni su una frequenza scolastica già pesantemente compromessa per motivi sociali e religiosi. Anche in Sud America il 60% della popolazione povera abita zone dove l’acqua risulta dieci volte più inquinata rispetto alla media europea e, in una trentina di Paesi del Terzo Mondo si calcola che il 65% della popolazione non abbia a disposizione il minimo idrico vitale. Il tutto in una situazione di assoluto disequilibrio: dagli oltre 400 litri/giorno per persona negli Stati Uniti, ai 237 in Italia e ai 150 in Francia, si arriva ai 10 litri/giorno per persona in Uganda e Madagascar: così, mentre in alcune zone degli USA metà dell’acqua viene utilizzata per innaffiare il giardino di casa, in altri luoghi del mondo la carenza di acqua, oltre a provocare condizioni igieniche devastanti e patologie conseguenti, rappresenta il principale fattore limitante per l’agricoltura, provocando periodiche carestie.

L’inquinamento delle fonti idriche


L’inquinamento idrico deriva essenzialmente dallo scarico in ambiente acquoso di sostanze tali da compromettere la salute e da nuocere alle risorse, costituendo un ostacolo insormontabile all’uso delle acque. Può essere classificato come “naturale” quando le modifiche sono dovute a cause naturali, come nel caso di acqua piovana che veicoli inquinati aerei di provenienza vulcanica, e “antropico” quando legato ad attività umane. L’inquinamento può essere “temporaneo” o “permanente” a seconda che il livello consenta o non consenta la capacità di autodepurazione dell’acqua. Tra i diversi fattori di contaminazione ricordiamo gli scarichi di fognature con relativa carica batterica fecale derivante da deiezioni umane, e sostanze chimiche originate da attività domestiche e rifiuti convogliati dal drenaggio di strade e fabbriche. Con gli scarichi industriali vengono riversati nell’ambiente idrico i residui delle materie prime e dei prodotti intermedi delle lavorazioni, con gravità variabile in funzione del tipo d’industria. Esiste anche un “inquinamento termico”: gli scarichi di acque surriscaldate finiscono con l’alterare gli equilibri chimici e biochimici, provocando diminuzione dell’ossigeno disciolto direttamente, attraverso una diminuzione della solubilità, o indirettamente attraverso il metabolismo della flora acquatica, con tutte le conseguenze ben note. Dagli allevamenti e dalle fabbriche collegate alla zootecnia arrivano ai fiumi liquami di lavorazioni di mattatoio e lattiero-caseari, oltre a pesticidi e a concimi dilavati. Un ulteriore problema è rappresentato dalle piogge acide, derivanti da contaminazione di acque meteoriche da parte di gas come le anidridi di zolfo e gli ossidi d’azoto derivanti da attività industriali. Col termine di “eutrofizzazione” si indica infine l’eccessiva crescita di alghe, dovuta alla presenza nelle acque di dosi crescenti di sostanze nutritive per questi organismi: composti azotati e fosfati provenienti da scarichi civili o industriali e dal dilavamento dei fertilizzanti in agricoltura..

Il Manifesto mondiale dell’Acqua


Nel settembre 1998 venne redatto a Lisbona il “Manifesto mondiale dell’acqua”, a cura del Comitato internazionale per il contratto mondiale sull’acqua, creato dall’Economista italiano Riccardo Petrella e guidato dall’ex-Presidente portoghese Mario Soares: la conseguente ”Campagna Internazionale per il Contratto Mondiale dell’acqua” indicò in 40 litri di acqua giornalieri il minimo garantito per persona, con pagamento del consumo in eccesso e divieto di abuso. Il Manifesto si fonda su quattro cardini:
  • fonte insostituibile di vita, l’acqua deve essere considerata un bene comune patrimoniale dell’umanità e degli altri organismi viventi;
  • l’accesso all’acqua, potabile in particolare, è un diritto umano e sociale inalienabile, che deve essere garantito a tutti gli esseri umani indipendentemente dalla razza, l’età, il sesso, la classe, il reddito, la nazionalità, la religione, la disponibilità locale d’acqua dolce;
  • la copertura finanziaria dei costi necessari per garantire l’accesso effettivo di tutti gli esseri umani, nella quantità e qualità sufficienti alla vita, deve essere a carico della collettività, secondo le regole da essa fissate, normalmente esente da fiscalità ed altre fonti di reddito pubblico. Lo stesso vale per la gestione dei servizi d’acqua (pompaggio, distribuzione, trattamento)
  • la gestione della proprietà e dei servizi è una questione di democrazia. Essa è fondamentalmente un affare dei cittadini e non (solo) dei distributori e dei consumatori.

Il “Contratto mondiale per l’acqua” si fonda con ogni evidenza su un nuovo concetto giuridico dell’acqua, intesa quale bene di tutti, per un consumo responsabile, in totale solidarietà con tutti i popoli della terra. Per attuarlo diventa necessario sviluppare una comunicazione finalizzata ad una coscienza evoluta dei singoli, che identifichi le riserve d’acqua quale risorsa dell’umanità, da tutelare anche nell’interesse di chi verrà dopo di noi.

Il concetto di “impronta idrica” (Water Footprint)


Tutti utilizziamo acqua per bere, per cucinare, per lavare, e non riflettiamo adeguatamente sul fatto che ne consumiamo ancora di più per produrre, carta, vestiti in cotone, e soprattutto, cibo. L’impronta idrica è un indicatore che permette di quantizzare l’impiego di acqua, considerandone l’utilizzo diretto e indiretto, da arte del consumatore e del produttore, quindi. Nel caso dell’alimentazione si considera l’acqua utilizzata durante tutta la filiera produttiva di un bene e, per “impronta idrica”, si intende pertanto la quantità totale di acqua necessaria, direttamente o indirettamente per ottenere una determinata quantità di un determinato prodotto, risultando che quello che necessita maggiormente di acqua è la carne. Negli USA è stato calcolato che, mediamente, servono 106.300 litri di acqua per produrre 1 kg di carne bovina. Circa il 98% della impronta idrica del manzo deriva dalla produzione del mangime che consuma (come l’erba, soia, cereali). A livello globale, infatti, la domanda di acqua per i prodotti di origine animale deriva quasi interamente dai mangimi. Il dato che deve indurre a riflettere è che tutti gli alimenti di origine animale sono caratterizzati da un’impronta idrica maggiore, a volte in misura impressionante, rispetto ai quella degli alimenti di origine vegetale: questa osservazione, correlata alla certezza che gli allevamenti superano ormai i gas di scarico industriale ed urbano nella graduatoria di inquinamento da CO2, porta inevitabilmente a rivedere le politiche alimentari mondiali, in termini di assoluta necessità di contenimento dell’assunzione di prodotti di origine animale, in parallelismo con considerazioni etiche e mediche che stanno rapidamente facendo crescere un po’ ovunque la scelta vegetariana e vegana, quasi ad epifenomeno del movimento ambientalista globale.

Acqua ed Economia etica


La Banca Mondiale ha lanciato un preciso allarme: la crisi dell’acqua incombe sulla terra e le prossime guerre saranno presumibilmente causate dal controllo dell’acqua potabile. L’ONU, dal canto suo, evidenzia che la carenza di risorse idriche interessa ormai, oltre al continente africano, anche zone dell’Australia, del Nord America e quasi un terzo dell’Europa. Le cause di questa crisi vanno ricercate nell’aumento demografico mondiale e nel conseguente incremento dei consumi: all’inizio del ‘900 l’umanità utilizzava circa seicento chilometri cubici di acqua mentre oggi ne usa dieci volte di più. Nell’ultimo mezzo secolo la popolazione umana è raddoppiata ma il consumo di acqua si è quadruplicato: si calcola che presto la domanda di acqua supererà le disponibilità naturali, ponendo un chiaro allarme riguardante l’assoluta necessità di rivedere politiche alimentari che ad oggi privilegiano allevamenti a discapito dell’agricoltura, con grave squilibrio a livello della cosiddetta “impronta idrica”, di cui si è detto. A tutto ciò si aggiunge il gravissimo problema dell’inquinamento che rende inutilizzabili grandi risorse idriche se non a rischio di patologie mortali. Le aride leggi dell’Economia classica dovranno inevitabilmente cedere il passo ad un nuovo scenario culturale, di cui fortunatamente si avvertono segnali importanti: il più recente dalla Accademia Internazionale Mariinskaya di Mosca, a cui chi scrive si onora di essere membro, oggi presente in 232 Paesi del mondo, che attraverso il suo Presidente Prof. Oleg, Yurevich Latyshev, si è dichiarata disponibile a patrocinare il Progetto comunicazionale del Dott. Claudio Melotto dedicato a questi fondamentali capisaldi della nuova Economia etica: riduzione dell’impronta idrica, lotta alla plastica, contrasto al riscaldamento globale e all’inquinamento, diffusione di una nuova “Cultura dell’Acqua”, in armonia con finalità accademiche ben espresse in questa sintesi: “Nel lavoro di tutti i membri dell’Accademia il principio-guida è che l’umanità non ha il diritto di dichiararsi tale finché individui o gruppi di potere agiranno nel mondo solo nel proprio interesse e contro il bene di tutti i suoi abitanti, creando diseguaglianze e asimmetrica distribuzione delle risorse dai devastanti effetti sociali: salvare il Pianeta è possibile”.

Notizia pubblicata il: 02 Febbraio 2020.